Saturday, February 07, 2004

Il fantastico mondo di Arthur



Tutto è iniziato con Is It All Over My Face, un brano a firma Loose Joints del 1980, un lungo mantra ipnotico che parlava dell'amore per il ballo. Su un tappeto ritmico cristallino che pareva uscire da Remain in Light dei Talking Heads una voce ripeteva all'infinito "Is it all over my face ... I'm in love dancin ...". Una rivelazione. Mesi dopo, leggendo un articolo su un tale di nome Arthur Russell, violoncellista avantgarde dalla formazione classica, scopro che è lui l'autore di quel pezzo. Possibile che sia lo stessa persona? Più che possibile. Arthur Russell era un musicista americano, scomparso a soli 42 anni dopo aver prodotto decine di brani sotto le più disparate sigle (le più note, Loose Joints e Dinosaur L). Collaboratore dei primissimi Talking Heads nella New York della metà anni '70, ma anche di gente "seria" e accademica come Philip Glass, Russell era l'esempio vivente di come le barriere musicali non abbiano senso. In lui convivevano allo stesso tempo l'amore per la disco e per il buddismo, per le sale da ballo e per la musica colta. E questa apparente schizofrenia si conciliava a pieno nella mua musica, che nasceva in sala di registrazione alla maniera del free jazz, con lunghe improvvisazioni che portavano a diverse versioni dei brani, poi montati ed "editati" insieme. Il risultato, il più delle volte, era stupefacente. Ora l'etichetta inglese Soul Jazz ha pubblicato una raccolta di alcune delle sue cose migliori, che spesso vedevano la collaborazione di giganti della disco più evoluta come Larry Levan e Walter Gibbons. Dentro ci sono brani fulminanti come Go Bang! e Pop Your Funk, nello stile tipico della no wave di band come ESG e Bush Tetras, ma anche litanie à la David Sylvian - e soprattutto piccole sinfonie musicali in cui ritmo e sentimento si fondono armoniosamente.

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