Monday, November 03, 2003

Black out the window, it’s party time



E’ arrivato il 1 novembre, giorno dei morti, “Blackberry Belle”, il nuovo album dei Twilight Singers. L’ho ascoltato per la prima volta in macchina, sotto una pioggia scrosciante. Un giro di piano apre “Martin Eden” e siamo subito proiettati nel 1996, nel mondo cupo ed epico di “Black Love”. “You know I love stormy weather, so let’s all play suicide”. Territorio conosciuto: la disperazione come forza vitale – non a caso il disco è stato ispirato dalla scomparsa di un amico fraterno. In queste undici nuove canzoni di Greg Dulli c’è ancora tutta la forza emozionale e catartica che ha reso così unici i dischi degli Afghan Whigs. E l’esperienza dell’ascolto e della scoperta, ancora una volta, è carica di attesa. Rispetto al disco precedente, c’è un positivo ritorno alle chitarre e agli strumenti “veri”, il che rende questo nuovo album quanto di più vicino al suono dei Whigs si possa ascoltare oggi. Se c’è un limite nell’album, è piuttosto il suo indugiare in tempi “medi” – praticamente tutti i brani hanno lo stesso andamento, lo stesso incedere. Spero che questo non sia segno di acquisita maturità o saggezza. Comunque, ci sono almeno due capolavori dentro questo disco, e stanno all’inizio e alla fine: “Martin Eden”, per l’appunto, e il walzer infernale di “Number Nine”, dove il compagno tossico Mark Lanegan celebra le danze. Postilla: lo stesso giorno in cui è arrivato il disco, è uscito anche un mio articolo retrospettivo sugli afghani sul numero di novembre della rivista “Rumore”. La versione originale si può leggere qui.

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