Tuesday, November 18, 2003

Kitano 10 - Von Trier 0

Visti "Zatoichi" e "Dogville", i nuovi film di due dei più originali registi degli ultimi anni. Come si intuisce dal titolo di questo post, tanto è bello e coinvolgente il film di Kitano, quanto fastidioso quello di Von Trier. Entrambi i film ripropongono alcuni degli elementi tipici delle visioni dei due registi: violenza, saggezza zen e divertimento in "Zatoichi", un mondo dominato dal male e dal sacrificio di sè in "Dogville". Il film di Kitano scorre che è un piacere - con citazioni spaghetti western e combattimenti che (finalmente) non ripropongono più il modello à la Matrix. Quello di Von Trier - splendido per la scenografia e l'ambientazione - prosegue la saga delle Onde del Destino e Dancer in the Dark, con l'ennesima figura femminile che si autoflagella in nome di un ideale. Non so quali traumi abbia subito Von Trier da piccolo, ma Epidemic, Europa e The Kingdom erano davvero un'altra cosa. Si salvano i titoli di coda, con le foto (vere) dei poveri contadini americani all'inizio del Novecento sulle note di Young Americans di Bowie.

Monday, November 10, 2003

It’s the end of the world as we know it



Qual’è il suono della fine del mondo? Questo, forse. “Fantastic Damage” è il primo album solista di EL-P, il migliore produttore hip hop in circolazione e una delle menti più lucide e visionarie della musica contemporanea. Ha fondato la Definitive Jux, l’etichetta più innovativa dell’hip hop nel nuovo millennio. Alla fine degli anni ’90 ha pubblicato con i Company Flow “Funcrusher Plus”, uno dei dischi seminali del genere. Ed è soprattutto l’autore di questo album pubblicato l’anno scorso dalla Def Jux - insieme ad “Arrhythmia” degli Anti-Pop Consorthium la migliore cosa successa all’hip hop negli ultimi anni (vedi sotto). Nei quindici brani di “Fantastic Damage” si respira l’atmosfera ossessiva e claustrofobica di una città assediata, dove le leggi del caos hanno preso il sopravvento. Come Fuga da New York vent’anni dopo. O come il mondo estremo e surreale di Judge Dredd. La musica del futuro, adesso.

Monday, November 03, 2003

Black out the window, it’s party time



E’ arrivato il 1 novembre, giorno dei morti, “Blackberry Belle”, il nuovo album dei Twilight Singers. L’ho ascoltato per la prima volta in macchina, sotto una pioggia scrosciante. Un giro di piano apre “Martin Eden” e siamo subito proiettati nel 1996, nel mondo cupo ed epico di “Black Love”. “You know I love stormy weather, so let’s all play suicide”. Territorio conosciuto: la disperazione come forza vitale – non a caso il disco è stato ispirato dalla scomparsa di un amico fraterno. In queste undici nuove canzoni di Greg Dulli c’è ancora tutta la forza emozionale e catartica che ha reso così unici i dischi degli Afghan Whigs. E l’esperienza dell’ascolto e della scoperta, ancora una volta, è carica di attesa. Rispetto al disco precedente, c’è un positivo ritorno alle chitarre e agli strumenti “veri”, il che rende questo nuovo album quanto di più vicino al suono dei Whigs si possa ascoltare oggi. Se c’è un limite nell’album, è piuttosto il suo indugiare in tempi “medi” – praticamente tutti i brani hanno lo stesso andamento, lo stesso incedere. Spero che questo non sia segno di acquisita maturità o saggezza. Comunque, ci sono almeno due capolavori dentro questo disco, e stanno all’inizio e alla fine: “Martin Eden”, per l’appunto, e il walzer infernale di “Number Nine”, dove il compagno tossico Mark Lanegan celebra le danze. Postilla: lo stesso giorno in cui è arrivato il disco, è uscito anche un mio articolo retrospettivo sugli afghani sul numero di novembre della rivista “Rumore”. La versione originale si può leggere qui.